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Medyfit | La difficoltà come risorsa

17/03/2020 - Scritto da: Dott.ssa Laura di Bitonto

Quante foto faremo in questo Natale? Avete notato che nei nostri album i momenti immortalati sono quelli felici? Se scorro le mie foto sull’I-phone mi vedo sorridente ed in vacanza. È raro trovare il ricordo di un litigio, la foto del funerale, il giorno del divorzio. Chi si immagina una scena così: “Ecco qui, in questa foto mi avevano appena licenziato!”

Non c’è confidenza con il dolore, è un argomento tabù. Quando arriva spesso lo si nasconde. È difficile da condividere e se lo si fa può capitare di sentirsi dire “Tieni duro!”, “Vedrai che passa!”, “Il tempo è la miglior cura”.

Ma il tempo non fa passare il dolore, lo fa calare nell’inconscio fino alla prossima occasione, quando si ripresenterà in un’altra forma. Quindi anche cercare di dimenticarlo è inutile. Questo approccio è disfunzionale, il dolore ignorato ci impedisce di essere efficaci e sereni nel lavoro, con i familiari, a scuola.

Potrebbe sembrare anomalo dire che quel dolore è prezioso, che è una parte ricchissima di noi, ci insegna chi siamo e di cosa abbiamo bisogno. Invece di rimuoverlo è buono farlo salire in superficie, sentire cos’ha da dirci, che cosa vuole e cosa significa. Fare quest’esperienza da soli non è piacevole e può dare un senso di smarrimento.

E’ sulla base di questo che è nato il counseling: una relazione d’aiuto per problematiche oggettive, fenomenologiche e non esistenziali, come quelle che accompagnano la nostra vita di tutti giorni.

Carl Rogers, psicologo americano (1902-1987), uno dei padri del counseling, definì quest’accompagnamento nell’esplorazione del disagio, come lo “scopo di promuovere nell’altro la crescita, lo sviluppo, la maturità e il raggiungimento di un modo d’agire più adeguato ed integrato”. Un ascolto attivo, empatico, con un’accettazione e fiducia incondizionata nel cliente, possono creare un ambiente favorevole per riportare alla consapevolezza non solo la sofferenza, ma anche l’esplorazione delle risorse che già appartengono a ciascuno.

Vivere attivamente il dolore, accettarlo e affrontarlo insieme, anziché provare ad evitarlo o subirlo in solitudine, è counseling. Questo comporterà inevitabilmente una crescita personale. Nella prossima occasione di sofferenza tale maturazione sarà presente e salda in noi, permettendoci di affrontare più agevolmente il dolore, innescando un circolo virtuoso di riconoscimento, accettazione e superamento grazie alle proprie risorse interiori.

Conoscere le proprie paure è la strada che conduce all’indipendenza e alla libertà personale. Il più bel regalo che possiamo desiderare per noi stessi.

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